L'idromele è una bevanda alcolica prodotta dalla fermentazione del miele. È forse il
“vino” più antico del mondo ed era noto nell'antichità come
"la bevanda degli dèi". Non si hanno notizie certe circa l’epoca in cui l'uomo imparò a produrlo, ma si ritiene che l'origine affondi nella notte dei tempi.
L’ idromele esisteva nell'antico Egitto e nell'antica Grecia, ne facevano uso i Romani, i Celti, i Vichinghi e probabilmente ne facevano uso anche popoli preistorici.
Nella letteratura e nella mitologia viene rappresentato come la bevanda dei re, la preferita del dio Odino e di altre creature sovrumane ed immortali.
Era tradizione che gli sposi bevessero idromele per il periodo di una luna dopo il matrimonio, per favorire la procreazione di un figlio maschio. Da lì sembra provenire la tradizione della
"luna di miele".
Il nome idromele deriva dal greco
"Hýdor" e
"Méli" : acqua e miele. Miscelando acqua e miele in opportune proporzioni si ottiene un mosto, che la fermentazione alcolica trasformerà in idromele.
Apparentemente è tutto molto semplice. Nella realtà non è proprio così.
Qualche anno fa mi ero già cimentato in alcuni tentativi, con risultati catastrofici: liquidi nauseabondi con abbondanti muffe in superficie. In poche parole delle vere schifezze assolutamente imbevibili, la cui unica e degna destinazione poteva essere solamente la fognatura.
Indicazioni precise sulla produzione di idromele non se ne trovavano e così ci misi una pietra sopra, rinunciando ad ulteriori tentativi.
Poi, girovagando su internet, sono finito in un sito di appassionati di homebrewing, ovvero della birra fatta in casa. Su quel sito si accennava anche alla produzione di idromele, che, fondamentalmente, poco si discosta dalla produzione della birra.
Ho scoperto che lieviti selvaggi possono dare origine ad una fermentazione anomala e che è importantissimo sterilizzare bene i recipienti e gli attrezzi utilizzati. Anche il mosto deve essere pastorizzato, proprio per eliminare i lieviti indesiderati, e successivamente inoculato con lieviti selezionati.
A questo punto è riaffiorata in me la voglia di riprovare.
La prima nuova prova è stata di soli 5 litri circa. Non avendo a disposizione lieviti selezionati ho utilizzato del comunissimo lievito di birra liofilizzato reperibile nei supermercati.
Mi sono procurato gli strumenti necessari (termometro, densimetro, alcolimetro, gorgogliatore, ecc) e mi son buttato in questo nuovo tentativo.
Ho disciolto a caldo il miele nell’acqua, portando il mosto ottenuto ad una temperatura di 80 gradi per circa 30 minuti.
Il giorno successivo ho aggiunto il lievito di birra ed ho cominciato ad aspettare che qualcosa succedesse.
Dopo tre giorni ancora nulla: il lievito si era posato sul fondo e non c’era nessun segnale di inizio di fermentazione. Un po’ deluso ho provato ad agitare energicamente il recipiente, per riportare in sospensione il lievito e per ossigenare il mosto. Dopo poche ore attraverso il gorgogliatore cominciavano a fuoriuscire le prime bolle di anidride carbonica…. Evvai !!!!
La fermentazione è durata parecchio tempo, circa tre mesi. Dopo un paio di travasi, per eliminare i depositi accumulatisi sul fondo, ho imbottigliato quel che era rimasto.
I cinque litri originari, tra quantità persa nei travasi e qualche assaggio strada facendo, erano diventati poco più di tre litri: quattro bottiglie di un bel idromele limpido dal colore giallo dorato, un profumo eccezionale.
La gradazione alcolica, con mia grande sorpresa, visto il tipo di lievito impiegato, era di 17 gradi. Al palato i sapori si presentavano ancora molto slegati, forse un po’ troppo dolce, ma le premesse per una buona riuscita c’erano tutte.
Adesso dovrà starsene in bottiglia ancora per alcuni mesi e poi si potrà darne un giudizio più preciso.
Visto il buon esito ne ho preparati altri 15 litri, questa volta utilizzando un lievito enologico selezionato.
Anche in questo secondo tentativo le cose sono andate benissimo ed anche in questo caso la gradazione alcolica si è assestata attorno ai 17 gradi. Tra pochi giorni imbottiglierò.
Preso da frenesia “idromelica” ne ho messo in cantiere altri 10 litri.
Rispetto alle due precedenti prove ho ridotto il rapporto miele/acqua, puntando ad un prodotto più secco e con gradazione alcolica che dovrebbe attestarsi attorno ai 14 gradi. Dopo solo tre ore dall’inoculo dei lieviti la fermentazione è partita in modo abbastanza tumultuoso, con marcata formazione di schiuma. A distanza di qualche giorno si è stabilizzata e sta ora procedendo in modo regolare e continuo: il
blup del gorgogliatore sembra quasi scandire il tempo che passa.
Nelle mie prove ho utilizzato miele di millefiori. Per non correre rischi non ho utilizzato l’acqua di rubinetto, ma solamente acqua minerale.
Prossimamente seguiranno altre prove, con mieli diversi dal millefiori e con diversi rapporti di miele/acqua.
E se le cose dovessero andar male? Pazienza…!!! Mi ritroverò con tanto aceto di miele che potrò utilizzare sia per il mio consumo familiare sia da regalare agli amici e, perché no, anche da vendere: sarà un ottimo aceto di miele biologico.

